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Salute e Benessere
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Sesso, il matrimonio è davvero la tomba del desiderio?

28 Marzo 2017
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Sesso, il matrimonio è davvero la tomba del desiderio?

Premesso che l’attività sessuale dovrebbe trovarsi ad essere il completamento di un rapporto affettivo maturo e fecondo e la prosecuzione ideale di un’affinità iniziata prima di calarsi sotto le coperte, non vi è dubbio alcuno che sull’eccitazione giochi un ruolo di primo piano la disponibilità e l’accessibilità del partner, secondo uno schema che prevede le situazioni più piccanti e inconsuete alla stregua di un ulteriore stimolo per l’attività.

In sostanza, se l’immaginario collettivo prevede che i rapporti fugaci consumati tra fidanzati all’interno di un’autovettura o di una camera di albergo risultino inevitabilmente più “piccanti” e stimolanti, ne consegue spesso che l’unione matrimoniale si configuri alla stregua di una lapide tombale apposta sulla passione, per via di quell’eccessiva disponibilità che rischia alla lunga di tradursi in un nulla di fatto e nel procrastinare l’atto in favore di altre attività di coppia e individuali.

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Se la cosa non è fortunatamente vera per la maggioranza delle coppie italiane, che continuano a godere di un’ottima affinità anche a letto, esiste tuttavia un’ampia casistica per la quale il luogo comune si incarna in una triste realtà coniugale, definita dal palese appellativo di matrimonio bianco, in cui la gamma cromatica rimanda proprio all’assenza di passione in camera da letto.

Secondo recenti stime esposte dall’Associazione Matrimonialisti Italiani (e riportate dal quotidiano Yourmag.it), circa un 30% delle coppie sposate italiane tenderebbe a perdere rapidamente interesse nei confronti della normale attività sessuale, conducendo in direzione di una costante riduzione del numero dei rapporti fino all’astinenza totale e ad una vita coniugale che assomiglia più ad un rapporto tra fratello e sorella che non al doveroso coronamento di un percorso iniziato con il primo bacio e con il successivo innamoramento.

Prodotta a partire da una serie di cause quasi infinita e comprensiva di tutta la casistica legata allo stress e ai diverbi coniugali possibile e immaginabile, la situazione rischia ovviamente di riverberarsi a sua volta sulla tenuta del matrimonio, soprattutto se l’astinenza di coppia è frutto di una decisione univoca non condivisa dall’altro membro dell’unione, costretto (o costretta) a vita monastica in barba ad un desiderio ancora ardente.

Ricordando che il problema può essere risolto con un pizzico di buona volontà e con l’aiuto di uno specialista (in assenza di problematiche mediche alla base dell’astinenza), la speranza è logicamente quella di vedere la funesta percentuale abbassarsi drasticamente e il matrimonio tornare ad essere il coronamento di un percorso in cui disponibilità e abitudine rappresentano un valore aggiunto per il sesso e non un deterrente.

 

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