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Salute e Benessere
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Ticket sanitario, in Veneto costa il quadruplo rispetto alla Sicilia

13 Marzo 2017
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Ticket sanitario, in Veneto costa il quadruplo rispetto alla Sicilia

Ideato per garantire piena accessibilità a farmaci e trattamenti diagnostici in tutta Italia senza troppi oneri, il sistema di rimborsi definito dal pagamento dei ticket si è presto trasformato in un guazzabuglio di realtà differenti e di problemi burocratici, a causa di un eccesso di fiducia che ha portato lo Stato centrale e delegare buona parte delle funzioni sanitarie alle amministrazioni territoriali, con la (malriposta) speranza che un controllo diretto della zona di riferimento avrebbe presto portato tutte le Regioni ad agire sulla base delle contingenze endemiche e non per la ricerca di un interesse a tutti i costi.

Se l’Italia si è infatti già svegliata dal brutto sogno dell’autonomia sanitaria con la recente scoperta del prezzo pagato per un semplice ago da siringa, che varia da regione a regione secondo principi assurdi e incomrpensibili, una nuova indagine condotta sull’universo dei ticket ha infatti palesato quanto risultava già ampiamente intuibile, vale a dire che i prezzi pagati dai cittadini per contribuire al benessere del Sistema Sanitario Nazionale variano secondo forbici territoriali assolutamente allucinanti e fuori da ogni logica.

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I dati rilevati dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) riportati dal quotidiano La Repubblica hanno infatti mostrato come il pagamento medio per una prestazione sanitaria “rimborsabile” effettuata a Palermo corrisponda a circa 8,7 euro, mentre i veronesi pagano la medesima prestazione una cifra pari a 36,2 euro, il che comporta una maggiore contribuzione del Vento alle sorti della sanità nazionale rispetto alla Sicilia stimata in circa quattro volte tanto.

La pubblicazione dei dati ha ovviamente scatenato la furia del governatore del Veneto Luca Zaia, scagliatosi contro un sistema ormai assurdo e privo di ogni finalità intrinseca che trae origine proprio da quel colposo eccesso di fiducia che portò un giorno molto lontano, lo Stato centrale a lavarsi le mani delle vicende sanitarie, nella speranza che qualcun altro avrebbe saputo essere più equo e più accorto.  

 

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