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Salute e Benessere
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Zika, scoperto l’anticorpo che blocca l’infezione

10 Novembre 2016
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Zika, scoperto l’anticorpo che blocca l’infezione

Ormai divenuta una sorta di lontano ricordo mediatico, in concomitanza con la conclusione dei Giochi Olimpici di Rio, l’epidemia di Zika che ha investito il Sud America resta ancora in parte avvolta dal mistero, relativo al presunto legame con i numerosi casi di microcefalia neonatale che si sono verificati nelle zone funestate dalla piaga e a quello legato alla ricerca di un vaccino, dato che tutti i tentativi di dare vita ad una misura profilattica specifica sono al momento naufragati.

In attesa della genesi di un effettivo vaccino in grado di relegare lo Zika nel novero dei ricordi, non solo mediatici, una recentissima ricerca condotta dalla Vanderbilt University Medical Center e della Washington University School of Medicine ha mostrato la possibilità di bloccare i tragici effetti del virus, una volta contratta l’infezione e di diminuire quindi a dismisura il carico di pericoli che il morso della zanzara Aedes Aegypti potrebbe comportare sulla salute umana e sulla salvaguardia del feto, in caso di stato interessante.

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Un lungo esperimento condotto sui topi dagli autori dello studio, pubblicato su Nature, ha infatti mostrato come la somministrazione di un particolare anticorpo, denominato ZIKV-117 in evidente “onore” alla malattia, riesca a bloccare l’azione del virus all’interno dell’organismo ospitante e ad impedirgli di proliferare per un lasso di tempo pari ad un mese; arco temporale più che sufficiente per provvedere con un’effettiva cura rivolta all’eliminazione del microrganismo e per scongiurare complicazioni difficilmente reversibili una volta sopraggiunte nel percorso terapeutico.

Andando a vagliare una serie di anticorpi in grado di legarsi alle componenti del virus e a neutralizzarlo, i ricercatori hanno infatti scoperto che lo ZIKV-117 non solo riusciva a “sposarsi” alla perfezione con l’agente patogeno e a tenerlo vincolato alle sue molecole, impedendogli di proliferare, ma riusciva anche ad esercitare un’azione protettiva nei confronti del feto degli esemplari in gravidanza presenti al test, scongiurando dunque che il supposto legame tra Zika e malformazioni neonatali vedesse la luce.

In sostanza, l’anticorpo riesce a riconoscere il modo i cui si legano tra loro alcune proteine che compongono la membrana dello Zika e ad intervenire sulla catena che conduce in direzione della replica, andando a recitare il ruolo dell’intruso nel processo molecolare e dando vita ad una sorta di anomalia che impedisce alle proteine di proseguire nella loro catena.

Ben lungi dall’essere ancora un vaccino vero e proprio, l’anticorpo ZIKV-117 potrebbe comunque rappresentare, qualora dimostrasse efficacia in ambito umano, un’ottima soluzione per far fronte a quell’emergenza Zika che, seppur lontana dai riflettori mediatici, non ha mai smesso di abbattersi sul Sud America e sui dibattiti relativi alle sue reali conseguenze.

 

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