
Dando ormai per assodato che il fenomeno climatico noto come Riscaldamento Globale ha messo a repentaglio la sopravvivenza di interi microcosmi marini e portato la proverbiale barriera corallina ad assumere tonalità cromatiche prossime a quelle della candeggina, una delle possibili strategie di fronte allo scempio ambientale è rappresentata dalla possibilità di isolare e proteggere tutte quelle specie acquatiche che si trovano a rischio estinzione mediante la creazione di una sorta di Jurassic Park marittimo ante litteram in grado di tutelare fauna e flora dei mari prima che laloro dipartita abbia effettivamente luogo.
Rispolverando le potenzialità presenti un un’antica legge datata 1906, Barack Obama ha deciso di concludere la sua lunga presidenza proprio andando a creare una gigantesca oasi marittima finalizzata alla difesa di una variegata moltitudine di specie acquatiche, di modo da spostare l’attenzione del mondo per un’ultima volta sui rischi del Riscaldamento Globale e sui pericoli che si corrono quando si tenta di minimizzare i rischi climatici o di piegarli a scopi elettorali.

Istituita grazie al provvedimento legislativo noto come Antiquities Act e risalente, appunto, al periodo della presidenza di T. Roosevelt, l’oasi marina più grande al mondo sorge al largo delle isole Hawaii ed è dotata di un’estensione, rigorosamente compresa tra le acque del Pacifico, pari a due volte la superficie del Texas, all’interno della quale pesci, crostacei e meduse possono proliferare senza doversi curare troppo di migrazioni impreviste o della presenza di rifiuti solidi e liquidi immessi nelle acque.
Maggiore tra le 1200 riserve marittime presenti sul territorio americano, l’area denominata con l’improbabile nome di Papahānaumokuākea estende in realtà potenzialità e dimensioni di una precedente riserva istituita da W. Bush nel corso del 2006 e amplia gli orizzonti relativi alla conservazione della flora e della fauna marittima, ponendosi come esempio planetario di quanto risulti possibile operare un’opera di protezione relativa alle specie a rischio, mediante un’accurata selezione delle razze a rischio, dato che l’idea di invertire i tragici moventi alla base del Riscaldamento Globale appare ancora purtroppo alla stregua di una lontana chimera.
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