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Datagate, Wikimedia denuncia gli USA

11 marzo 2015
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Datagate, Wikimedia denuncia gli USA

Il superamento dell’assolutismo ottocentesco e della totale mancanza di vincoli al potere esecutivo, ha condotto le democrazie occidentali all’ideazione di un sistema di contrappesi, in base al quale nemmeno le più alte cariche dello Stato possono (almeno in linea teorica) violare i diritti fondamentali dei loro cittadini, tra i quali rientra appieno la tutela della privacy individuale, recentemente annoverata tra le libertà funzionali al corretto svolgimento della vita.

Proprio a causa di una ripetuta violazione relativa alla sfera della privacy, la società no profit Wikimedia (responsabile del celeberrimo sito Wikipedia) in associazione con altre organizzazioni Ong, ha deciso di trascinare in tribunale niente meno che il l’ente governativo NSA (National Security Agency) e il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, con l’intento di ottenere un risarcimento esemplare per la violazione subita.

Il motivo del contendere risale all’ormai annosa vicenda Datagate, quando la fuga di notizie provocata dal trafugamento di alcuni dati sensibili da parte di Edward Snowden ha portò alla luce la malsana abitudine governativa al ricorso di intercettazioni ingiustificate e ad un’opera di spionaggio su ampia scala, condotta all’interno di numerosi servizi mail, portali internet e motori di ricerca.

Le rivelazioni della “talpa” più celebre dell’era informatica hanno infatti coinvolto la sfera governativa al punto di spostare l’attenzione sul sottile confine che intercorre tra sicurezza nazionale e tutela dei diritti individuali, portando alla conoscenza dell’opinione pubblica americana una ripetuta serie di violazionimesse in atto dalle ultime amministrazioni a Stelle e Strisce ai danni di privati cittadini e lavoratori del web.

L’obiettivo dei volontari di Wikimedia è dunque quello di riuscire a dimostrare come gli enti governativi chiamati in causa abbiano di fatto violato quel Primo Emendamento della Costituzione americana che prevede l’assoluta libertà di parola per ogni cittadino e come l‘operazione di spionaggio condotta ai danni degli autori del sito Wikipedia camuffasse un’ingerenza all’interno di vicende private priva di qualunque riscontro in termini di pubblica utilità.

Secondo la parte in causa, cioè, nessuna esigenza pubblica potrebbe mai giustificare il fatto che gli agenti della Nsa abbiano per anni spiato conversazioni e messaggi privati dei responsabili di Wikipedia, rendendo implicitamente un portale privato soggetto alla sfera del controllo governativoe trasformando le vite private dei suoi autori in una sorta di grande Fratello del tutto inconsapevole.

La causa si preannuncia lunga e spinosa ed è molto probabile che la sentenza sia destinata a porsi come un precedente in grado di orientare le scelte delle future giurie in materia di privacy ed interventi governativi; come se da una semplice vertenza dipendesse in realtà la possibilità di sopravvivenza di un sistema di potere in parte ancorato ad assolutismi ottocenteschi e all’assenza di vincoli e contrappesi.

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