
In caso qualcuno ritenesse che la scoperta del bosone di Higgs, oggetto delle ricerche fisiche per svariati decenni, avesse finalmente ricomposto l’infinito puzzle relativo alla costituzione degli elementi e delle interazioni che reggono il Creato, la sola esistenza della Materia Oscura ha posto quesiti apparentemente privi di soluzione e rapidamente spostato la ricerca in direzione di quella misteriosa componente che definisce l’85% dell’universo.
Attualmente relegata al campo delle ipotesi, una parziale risposta al più complesso dei quesiti del Ventunesimo secolo potrebbe giungere dalla postulata esistenza di una particella denominata bosone di Madala, il cui ruolo sarebbe appunto quello di rendere conto dell’interazione presente tra materia e Materia Oscura e della quale un eventuale riscontro potrebbe chiarire molto circa le leggi che regolano il corso dell’Universo a grandi distanze.

Scoperta dai ricercatori facenti capo al Cern di Ginevra tramite il ricorso al celebre acceleratore di particelle noto come Lhc, la particella subatomica in cui si sono imbattuti gli scienziati non troverebbe infatti “cittadinanza” nel quadro della fisica classica e suoi scopritori avrebbero per tanto ipotizzato una sua possibile interazione con la Materia Oscura, spianando così l’indagine a nuovi campi di ricerca e conferme piuttosto ostiche da ottenere.
Scoperta quasi per caso, mentre si cercavano le prove relative all’esistenza dei fotoni scuri (particelle che andrebbero a comporre la struttura della Materia Oscura), la componente imprevista è subito divenuta oggetto delle più disparate teorie in merito alla sua natura, fino al punto d’approdo consistente in uno schema teorico che inserisce il bosone di Madala all’interno di un quadro volto a spiegare quella forza misteriosa che definisce l’andamento e le interazioni della Materia Oscura.
In caso le prime evidenze successive alla scoperta trovassero ulteriori conferme ne seguirebbe uno stravolgimento dell’intero sistema della fisica e la genesi di un nuovo puzzole cosmico, all’interno del quale la ricerca del tassello mancante potrebbe presto divenire il preambolo a nuovi enigmi e nuove scoperte.
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