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Scienza e Tecnologia
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Ecco l’app che consente alle piante di comunicare

20 Aprile 2015
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Ecco l’app che consente alle piante di comunicare

Associate per secoli dall’immaginario collettivo alla staticità assoluta e all’assenza più completa di facoltà linguistiche, le piante che popolano la superficie terrestre e che abbelliscono i nostri appartamenti in maniera del tutto inconsapevole potrebbero presto trovare una nuova dimensione, votata all’espressione dei loro bisogni basilari, grazie all’invenzione di una giovane ricercatrice di Bari.

Nel novero delle ideazioni che ricadono sotto la sfera denominata Internet of Things (cioè Internet delle Cose), la 26enne Jessica Rosati, laureanda in ingegneria elettrica e dell’informazione, è infatti riuscita ad aggiudicarsi il prestigiosi premio IBM Phd Fellowship grazie all’ideazione di un particolare app che consente alle piante di esprimere la loro “sete” e di invitare i proprietari a dar loro da bere, prima che la situazione precipiti e la pianta si avvii verso il suo inevitabile declino fisico.

La studentessa del Politecnico di Bari è riuscita a sbaragliare una nutrita concorrenza a livello planetario grazie ad un’intuizione mai tentata fino ad oggi, in grado di risultare funzionale allo spirito di rendere il mondo di internet sempre più utile a scopi che esulino dalla semplice dimensione informativa e contemplativa della Rete e che riescano a tradurre in ausili pratici altrettante esigenze domestiche.

L’annuale premio messo in palio da IBM, comprensivo di un assegno pari a 20 mila dollari e della possibilità di completare il percorso di studi mediante un apposito stage a Zurigo, è infatti rivolto ad incoronare quella particolare idea in grado di dar vita ad un’applicazione finalizzata a rendere un ritratto sempre più completo del versante di ricerca denominato Internet delle Cose e a produrre unavanzamento nel lungo processo che conduce in direzione dell’automatizzazione condotta attraverso la Rete.

Grazie ad un’intuizione in grado di rendere le nostre abitazioni un po’ più tecnologiche e le nostre piante un po’ meno secche, in virtù di una dimenticanza tanto tipica da risultare quasi proverbiale,Jessica Rosati potrà dunque perfezionare le proprie abilità a Zurigo ed iniziare un nuovo precorso di studi in grado di proiettarla tra le eccellenze della ricerca mondiale, per la gioia del Politecnico di Bari dove si è formata e, ovviamente, delle nostre piante, non più associabili ad una completa carenza di espressione linguistica grazie ad una semplice app.

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