
Da quando l’elettronica è divenuta parte integrante dell’industria automobilistica, gli antichissimi motori basati su spinterogeni e carburatori vari sono usciti dalla produzione di serie per entrare a fare parte di una galleria di cimeli del passato, destinata ai musei e ai ricordi della piccola rivoluzione industriale che fu, come testimonianza di un lungo precorso di progresso.
Probabilmente presa dalla nostalgia, un’azienda svedese di nome Ripasso (nomen omen), ha deciso di scongelare un antichissimo motore a combustione, risalente al XIX secolo e di riadattarlo per dare vita alla costruzione di quello che pare essere l’impianto solare più efficiente mai conosciuto fino ad oggi.
L’avveniristico sistema fotovoltaico ideato da Ripassosfrutta appunto una particolare combinazione di antichità motoristiche e moderni pannelli per giungere ad unacapacità di riconversione dell’energia prodotta dal sole ino ad ora ignota, andando a combinare l’azione di pannelli costruiti in modalità “a specchio” con la capacità di incanalare calore da parte del motore Stirling, decisamente controproducente se si desidera mettere sin strada una vettura efficiente, ma al contempo ottima se il fine risulta quello di generare energia termica.
In sostanza, l’impianto svedese riesce ad incanalare la luce solare grazie a due giganteschi specchi circolari dalla superficie di 104 mq e dal diametro di 12 metri, facendo poi subentrare l’azione del motore Striling al momento di operare la riconversione dell’energia solare in energia elettrica, potendo godere appieno della tendenza al surriscaldamento prodotta a partire dall’antichità motoristica.
L’impianto, attualmente adibito a scopi militari, è stato realizzato in Sud Africa, nel cuore del deserto del Kalahari (dove il sole certo non manca) e consente un tasso di riconversione energetica pari al 35%, misura mai raggiunta da impianti analoghi disseminanti alle più disparate altitudini terrestri.
L’obiettivo di Ripasso è logicamente quello di consentire una maggiore efficienza energetica e dispingere la sovrapproduzione di Co2 e il conseguente riscaldamento globale a divenire solo un ricordo, magari riuscendo a confinare in un museo tutti quei danni prodotti dall’effetto serra che meriterebbero il prepensionamento molto più di quanto non lo meritasse l’antichissimo motore Stirling, troppo presto accantonato da un’industria sempre più votata in direzione dell’elettroncia ad gni costo.
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