
Se, in un’accezione assolutamente metaforica, l’ideazione di Facebook ha dato vita ad una sorta di realtà virtuale parallela in cui le persone si sono trasformate in numeri da reinvestire in indagini di mercato, grazie all’ineluttabile vanità umana (“la vanità è sempre stata il mio peccato preferito”, avrebbe detto un Al Pacino diabolico), Zuckerberg intende ora uscire dal novero delle metafore e dare vita a nuovi progetti finalizzati a reindirizzare la sua piattaforma in direzione dei più avveniristici sviluppi della tecnologia.
In occasione della conferenza tematica F8, nel corso della quale il buon Marc ha glissato elegantemente sulla tragedia di Cleveland (evidentemente considerata un incidente di percorso dettato da un eccesso di vanità imprevista), Zuckerberg ha infatti annunciato di avere in serbo per il prossimo futuro di Facebook sviluppi mirabolanti che prevederanno la presenza di una fotocamera creata ad hoc come prima pietra sulla quale edificare un impianto destinato ad accogliere realtà virtuale e aumentata all’interno del sito.

Grazie all’utilizzo di un obiettivo e degli appositi visori Oculus Rift, sarà infatti possibile ricreare un ambiente virtuale, secondo i dettami del progetto Facebook Spaces, all’interno dei quali invitare amici e trovarsi a conversare con un numero selezionato di utenti come se ci si trovasse davvero all’interno di un soggiorno o di un bar, grazie all’illusione originata proprio attraverso quei visori che consentono di mutare e trasformare gli spazi circostanti a piacere.
Fruibile tramite una semplice chiamata da effettuarsi tramite Messenger, in grado di fungere da “invito” per l’ambiente virtuale creato, Facebook Spaces rappresenta dunque termine di approdo di un progetto ideato per tenere gli utenti incollati allo schermo il più possibile e per traghettarli all’interno di una realtà virtuale, in senso metaforico e reale, dove tutto si perde tra i numeri e le ricerche di mercato e nessuno ricorda più l’odore di un caffè preso “dal vivo”, senza telecamere e senza quella vanità che muove sempre il mondo degli altri.
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