
A giudicare dalla velocità con cui componiamo, modifichiamo, rimuoviamo e riscriviamo i nostri post su Facebook, pare quasi che l’ideazione dei social network abbia abolito il tradizionale filtro che separa il cervello dalla sua facoltà di espressione e, con esso, il tradizionale limite che impone di contare fino a 10 prima di dire (o scrivere) qualcosa di cui potremmo in seguito pentirci.
Dopo aver infranto le metaforiche barriere tra facoltà cognitive e linguaggio, il signor Zuckerberg,colpito da delirio di onnipotenza, mira ora a rendere esplicita la nuova dimensione, lasciando presagire l’avvento di un futuro in cui Facebook sarà munito addirittura di poteri assimilabili alla telepatia e potrà dunque leggere e tradurre in altrettanti post i pensieri dei suoi utenti.
L’obiettivo dichiarato del gran capo di Facebook è dunque quello di spingere il suo sito in direzione dell’interpretazione del pensiero e di trasformare il social network in un’autentica facoltà sensoriale artificiale, attraverso la quale sarà possibile estendere la dimensione cognitiva ad una pragmatica in tempo reale, come oggi avviene attraverso il ricorso al linguaggio o alla gestualità.
Se l’ipotesi recentemente formulata da Zuckerberg appare, allo stato attuale della ricerca, più simile al copione di un film di fantascienza che ad una linea di sviluppo possibile, inumerosi esperimenti messi in campo dal social network per cercare di carpire una dimensione strettamente emotiva dei suoi utenti pare realmente prefigurare l’avvento di uno scenario in cui Facebook e consimili saranno realmente in grado di interpretare i nostri pensieri e i nostri sentimenti in tempo quasi reale e spingerci ad azioni di tipo pavloniano.
In sostanza, mentre Facebook lavora ad un’ipotetica capacità di lettura di pensiero, i suoi tecnici stanno sottoponendo il grande pubblico ad una serie di esperimenti in cui il fattore emotivo porta ad condividere o rifiutare una data proposta con estrema rapidità, come se la linea che separa la visione di un contenuto dalla sua adesione si fosse sempre più assottigliata e i nostri pensieri si trovassero quasi costretti a venire espressi in tempi brevissimi.
Al momento non ci è dato di sapere se la tecnologia potrà mia giungere all’effettiva capacità di violare la nostra sfera intima e a leggere i nostri pensieri, ma l’ipotesi appare piuttosto distopica in un mondo dove i maggiori progressi sono storicamente stati creati a partire da attenta capacità di riflessione e analisi, dovute alla nostra naturale capacità di contare fino a 10 prima di dire qualcosa di cui potremmo pentirci.
[adrotate banner=”4″]
Questo sito utilizza Cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione. Se vuoi sapere di più clicca su maggiori informazioni
Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.