
Prima dell’invenzione dei moderni sistemi di comunicazione, ogni cittadino che si trovava ad essere arrabbiato con i propri governanti per le più disparate (e spesso legittime) ragioni, limitava la sfera del proprio dissenso ad una serie di imprecazioni domestiche, alla partecipazione a qualche manifestazione o al caso limite rappresentato da scritte ingiuriose e minacciose sui muri della propria città.
Grazie all’invenzione dei social networks, le manifestazioni di dissenso sono diventate più varie e agevoli fino ad assumere i contorni di un autentico fenomeno di massa, all’interno del quale ingiurie e improperi lanciati in direzione di presidenti, ministri e sottosegretari rischiano tuttavia di trasformarsi sovente in un boomerang, dal momento che i governati vilipesi parrebbero in grado di accedere ai dati sensibili degli utenti con una discreta facilità.
Il rapporto che lega Facebook alle varie organizzazioni governative disseminate per il globo pare infatti assumere via via i contorni di una relazione sempre più stretta e lerichieste di accesso governativo ai dati privati degli utenti stanno diventando talmente frequenti e incessantida spingere Zuckerberg in persona a diramare un comunicato ufficiale, attraverso il quale Facebook ha recentemente res pubblici gli occulti intenti governativi.
Secondo i dati diffusi dall’azienda, solo nel 2014 Facebook avrebbe infatti ricevuto un numero di richieste di accesso da parte di organizzazioni governative pari a 69.987, la maggior parte delle quali partite da iniziative del Governo americano, che si configura ad oggi come l’ente ufficiale maggiormente interessato all’accesso dei dati privati degli utenti (con 14.274 domande effettuate) e per converso, quello meno rispettoso della serie di normative che regolano la privacy.
In Italia, le richieste di accesso durante il 2014 sono state 3643, hanno riguardato 5354 utenti(facendo segnare una lieve decrescita rispetto all’anno solare precedente) e si sono tradotte in un’unica ordinanza emessa da un tribunale sulla base di segnalazioni governative relative all’incitamento all’odio.
Una volta diramate dati e casistiche ufficiali, i responsabili di Facebook hanno logicamente omesso di chiarire fino in fondo quante e quali richieste governative abbiano ricevuto il permessoall’accesso e quale sia stato il reale impiego dei dati sensibili in possesso di enti governatvi; nel dubbio, è tuttavia consigliabile limitare il numero di imprecazioni e ingiurie che potrebbero ricadere sotto la giurisdizione del reato di vilipendio, dell’incitamento a delinquere o dell’apologia di reato, riservando il tutto a quella sfera domestica che accompagnava il dissenso politico fino a poco tempo fa.
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