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Scienza e Tecnologia
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Uber e il mistero dell’app per evitare i controlli

6 Marzo 2017
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Uber e il mistero dell’app per evitare i controlli

Per quanto tutti noi ci dichiariamo apertamente sostenitori delle forze dell’ordine e plaudiamo al sacro corso della Giustizia, quando siamo costretti a passare dal versante teorico a quello pratico della giustizia, spesso cerchiamo di evitare i normali controlli stradali delle forze dell’ordine con ogni mezzo e preferiremmo incontrare un cerbiatto saltellante sulla nostra strada piuttosto che poliziotti e carabinieri intenti a svolgere il loro sacrosanto dovere.

Se numerosi navigatori satellitari e app per cellulare risultino ormai studiati proprio per assecondare una sorta di fobia per la polizia imperante, andando a segnalare fantomatici posti di blocco e dispositivi autovelox, pare che agli autisti del popolare servizio Uber sia stata concessa la facoltà di riconoscere con largo anticipo la presenza di ogni sorta di controllo stradale possibile e immaginabile e di poter evitare così, non solo i normali appostamenti finalizzati ad evitare infrazioni al codice della strada, ma anche autentiche reprimende dovute all’illegalità del servizio in alcune città disseminate per il globo terrestre.

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In sostanza, dato che numerosi sistemi normativi a livello mondiale non consentono il trasporto a pagamento di privati cittadini sotto compenso, in assenza di regolare licenza, Uber si sarebbe munito di un’efficace e precisissima app anti-controlli per poter svolgere il suo lavoro indisturbata, andando a bypassare ogni posto di blocco e ogni controllo di polizia, anche temporaneo, di modo da poter aggirare gli ostacoli legislativi che impedirebbero la prosecuzione del servizio.

Portata alla luce da un’inchiesta del New York Times, la vicenda prevederebbe inoltre la presenza di un particolare filtro telefonico che blocca tutte le chiamate sospette e che impedisce agli autisti di accettare la proposta di trasporto qualora il software ritenga che dietro alla richiesta si celi una trappola creata dalle forze dell’ordine per verificare la presenza del servizio illecito in determinate aree geografiche.

In caso la “soffiata” trovasse ulteriori conferme, ne conseguirebbe che la battaglia legale attualmente in atto per sdoganare o impedire il proliferare del servizio nei maggiori centri urbani risulterebbe alla stregua del proverbiale fumo negli occhi per confondere le acque e lasciare che gli autisti di Uber proseguano indisturbati nel loro servizio anche laddove è vietato, grazie ad un’app che asseconda la fobia per la polizia e a quei softwares ideati per garantire impunità, anche laddove ci dichiariamo tutti sostenitori delle forze dell’ordine.

 

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