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Un batterio mangia-plastica per ripulire gli ambienti marini

14 marzo 2016
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Un batterio mangia-plastica per ripulire gli ambienti marini

Dopo qualche decennio di maldestri tentativi e chiusure di occhi, ci si è magicamente accorti di quanto sporcare le superfici marittime risulti un’impresa piuttosto semplice e di quanto cercare di ripulire mari e oceani dalla presenza di materiali non biodegradabili, come la plastica, comporti l’ideazione di soluzioni in grado di non arrecare ulteriori danni alle povere acque, spesso alle prese con soluzioni più dannose del problema stesso.

Un rimedio alle problematiche ambientali che hanno reso ormai i mari alla stregua di discariche a cielo aperto potrebbe giungere dall’impiego di un particolare batterio, appartenente alla specie ideonella, la cui voracità verso i componenti di tipo plastico consente di l’ingestione di enormi quantitativi di rifiuti e la loro riconversione operata in modo naturale e pienamente biologico.

ideonellamarebatterio

Individuato per la prima volta da alcuni ricercatori giapponesi, il batterio ideonella sakaiensis 201-F6 risulta infatti in grado di sciogliere i legami molecolari che formano la struttura degli elementi in Pet e di operare una trasformazione organica delle sue componenti che ne rende semplice l’eliminazione e la biodegradazione all’interno dell’acqua, andando così a limare i fattori inquinanti mediante opera di ingestione delle microparticelle.

Dopo aver vagliato attentamente intere colonie di microrganismi, gli autori dello studio pubblicato su Science si sono accorti di quanto la loro intuizione iniziale fosse esatta e di come fosse possibile reperire una classe di batteri in grado di cibarsi non di semplici componenti organiche, come già accade in numerosi processi di riconversione energetica, ma persino di quell’indigesta plastica i cui legami molecolari risultano spesso difficili da sciogliere anche per via chimica e attraverso l’impiego si solventi industriali.

In caso la scoperta trovasse un raggio di applicazione, sarebbe possibile dunque ipotizzare un intervento diretto dei batteri nelle aree del pianeta più inquinate e porre fine dunque allo scempio ambientale che ha portato per decenni al comunità scientifica a dividersi tra occhi chiusi e tentativi di soluzione piuttosto maldestri.

 

 

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