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Il pianto dei neonati riflette le caratteristiche linguistiche della mamma

6 settembre 2016
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Il pianto dei neonati riflette le caratteristiche linguistiche della mamma

In caso qualcuno si sia mai domandato le ragioni che spingono, ad esempio, un Tedesco a cercare di parlare la nostra lingua con un’intonazione palesemente dura e gutturale ed un Francese ad ammorbidirne i toni fino a trasformarla in una sorta di ninna nanna accentata, i motivi dell’arcano non risiedono in una mera componente culturale, ma si trovano insiti nella natura umana e nella particolare conformazione assunta dalle corde vocali su base geografica.

Il fatto che una determinata lingua si trovi ad essere più dura, più morbida, più ricca di consonanti aspirati, di suoni gutturali e vocali aperte dipende infatti anche dal fatto che le particolari condizioni climatiche presenti alle più disparate latitudini impongano alla gola, alla laringe e alle corde vocali una conformazione differente, con conseguente emissione dello spettro sonoro che muta in base alla zona d’appartenenza e lingue parlate secondo i più bizzarri accenti, anche in posti che si trovano a poco distanza l’uno dall’altro.

Se dunque risulta facile distinguere l’area geografica di provenienza di uno straniero alle prese con la nostra lingua sulla base della sua specifica parlata, nessuno aveva immaginato fino ad oggi che anche i neonati potessero possedere caratteristiche linguistiche specifiche e che dal loro iniziale vagito fosse già possibile risalire alla lingua parlata dalla madre e a quella che sarà la specifica accentazione del bambino, una volta cresciuto e divenuto in grado di produrre suoni volontari ed articolati.

L’opinione comune secondo la quale le tipologie di vagito emesse dai neonati variassero sulla base di caratteristiche strettamente individuali e sulle basilari necessità che il piccolo tenta di esprimere attraverso il pianto si sono infatti trovate a vacillare sotto ci colpi di uno studio tedesco che attesterebbe invece l’esistenza di una embrionale attitudine linguistica già dai primi momenti di vita e che comporterebbe l’esistenza di un legame tra made e figlio persino più stretto d quello postulato e basata su un’inedita concordanza vocale.

Cosa dice lo studio

Condotto dai ricercatori facenti capo all’Università di Wurzburg, lo studio tedesco pubblicato sula rivista Speech, Langauge adn Hearing ha preso al vaglio lo specifico vagito prodotto da 55 neonati provenienti dall’area urbana di Pechino e da 21 bambini nati in un’area rurale del Camerun, individuando nelle due opposte aree geografiche la summa di tutte le differenze linguistiche, dato che le specifiche parlate delle due zone risultavano palesemente antitetiche in materia di apertura delle vocali, intensità sonora e spettro del suono emesso.

Andando a registrare le differenti tipologie di pianto e mettendole in relazione con un ulteriore campione costituito da bambini europei, i ricercatori sono riusciti ad operare una sorta di censimento sonoro in cui risultava pressoché immediata l’identificazione del vagito in questione e la sua ricomposizione con quadro geografico di riferimento.

madre e lingua del neonato

In sostanza, analizzando e confrontando le registrazioni ottenute a partire dai pianti dei neonati ubicati alle più disparate latitudini terrestri, i medici tedeschi hanno potuto reperire “sul campo” la prova dell’esistenza di una componente linguistica predeterminata alla nascita, in base alla quale, ad esempio, i vagiti dei bambini africani assomigliano più a delle piccole litanie, mentre quelli emessi dai bimbi cinesi appaiono più coincisi e quelli europei più persistenti, sebbene le necessità fisiche e biologiche alla base del pianto siano ovviamente le medesime, dato che i bimbi di pochi giorni risultano riconducibili ad uno spettro emotivo identico e sicuramente non differenziabile su base geografica.

Una volta constato empiricamente, dunque, che in linea teorica risulta possibile ricondurre un neonato ad una determinata provenienza solo sentendolo piangere e senza guardarlo in volto, è stata dunque compiuta un’analisi relativa alle cause del fenomeno, dato che la specifica conformazione e variazione delle corde vocali non poteva trovarsi coinvolta nel processo per via di ragioni anagrafiche.

Un nuovo legame tra madre e figlio

Andando ad analizzare il fenomeno fin dai primi mesi di gestazione, i ricercatori dell’università di Wurzburg avrebbero concluso che all’interno del nostro codice genetico esistono determinate proprietà linguistiche che si tramando da madre in figlio nel corso della gestazione e che andrebbero così a comporre un altro tassello, fino ad ora ignoto, relativo alla serie di caratteristiche e competenze che vengono trasmesse da ogni madre al proprio feto nel corso dei fatidici nove mesi.

Esattamente come il decorso gestazionale determina l’incidenza di determinate variabili cromosomiche e come il concorso tra i gameti maschili e femminili determina quelle che saranno le caratteristiche strutturali del bimbo (definendo ad esempio il colore dei suoi occhi o della sua pelle), pare che anche la propensione verso una determinata tipologia di linguaggio dipenda in modo univoco dalle informazioni scambiate nel grembo materno e che per tanto, il figlio di una ragazza italiana sarà poco portato ad assumere l’intonazione tipica del Cinese Mandarino, una volta sviluppata la sfera del linguaggio.

pianto dei bambini e lingua

In particolare, gli autori dello studio hanno suddiviso le aree della Terra in macro-regioni linguistiche, sulla base di una determinata impronta “tonale” più marcata, andando a ricondurre la presenza di differenti intonazioni in un determinato idioma ad un pianto neonatale più melodioso e armonioso,

Tradotto in parole poverissime, laddove i linguaggi tendono a dare differenti connotazioni alle parole in uso a seconda dell’intonazione e dell’inflessione della voce, i bimbi sviluppano un’attitudine al pianto più melodiosa durante i primi giorni di vita, mentre nelle zone del pianeta dove i termini non risultano troppo definiti dalle loro inflessioni (come accade per le le lingue europee ad esempio), i neonati piangono in modo totalmente caotico e privo di una qualunque forma di armonia intrinseca.

II fatto che i bimbi tedeschi, italiani o francesi emettano vagiti meno simili ad una nenia dei loro corrispettivi cinesi o africani può dunque essere spiegato sulla base di quel sopracitato imprinting linguistico che definirà in seguito le basi per la predisposizione all’apprendimento della lingua parlata dalla madre come idioma prediletto, andando così ad instaurare una sorta di nuovo legame tra mamme e prole, del quale non vi era alcun riscontro prima che i ricercatori si prendessero al briga di giare il Globo con un registratore in mano.

Conseguenze antropologiche

Oltre a definire nuove ed inedite caratteristiche di tipo linguistico non ascrivibili a componenti ambientali o alla presenza di climi in grado di favorire una determinata conformazione delle corde vocali rispetto ad un’altra, la ricerca tedesca possiede evidenti conseguenze anche nel modo in cui ci approcciamo all’apprendimento di un linguaggio in età adulta.

Se fino ad ieri le uniche responsabile delle differenze linguistiche erano da ricercarsi nell’educazione, nell’abitudine e nelle condizioni meteo-geologiche del Pianeta, la ricerca apre nuove interessanti prospettive relative alla comprensione del genere umano, spiegando così, ad esempio, perché un ipotetico bambino figlio di madre tedesca incontrerà più difficoltà dei suoi coetanei ad imparare il Mandarino qualora una coppia cinese lo adotti il giorno stesso della sua nascita e lo porti con sé nel paese del Dragone.

vagiti neonatali

Ovviamente, lo studio tedesco non costituisce un freno verso l’apprendimento delle lingue straniere, dato che la predisposizione individuale e le aree del cervello deputate al bilinguismo giocano un ruolo di rilievo nel momento in cui decidiamo di cimentarci con un idioma straniero, ma chiarisce ulteriormente quell’arcano mistero che ci porta a domandarci come mai Tedeschi, Inglesi e Francesi storpino con tanta facilità la melodiosa cadenza della nostra lingua e ovviamente, noi facciamo altrettanto con i loro linguaggi e i loro dialetti.

 

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