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Notte degli Oscar: DiCaprio, finalmente!

29 febbraio 2016
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Notte degli Oscar: DiCaprio, finalmente!

La campagna mediatica rivolta all’incoronazione di Leonardo DiCaprio come miglior attore protagonista del 2016 è stata talmente massiccia e intensiva che, in caso di mancato successo dell’ex-ragazzo prodigio del Titanic, avremmo dovuto temere almeno un altro anno sequenze di lamentele, rimpianti e monografie dedicate a ripercorrere per intero la fulgida carriera derll’attore, iniziata con un ruolo minore nella sit com “Genitori in blue jeans”.

Probabilmente temendo rivolte popolari senza precedenti, la giuria di Hollywood ha deciso di evitare sorprese dell’ultimo minuto e ha conferito a Di Caprio il (meritato) Oscar per l’interpretazione di The Revenant, battendo sul filo di lana l’agguerrita concorrenza capitanata da un Bryan Cranston ormai divenuto icona a livello mondiale, dopo decenni di anonimato, grazie all’identificazione con Walter White-Heisenberg della serie Breaking Bad.

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Ritirando l’agognata statuetta alle 6 meno 6 minuti, ora italiana, Leo è apparso visibilmente commosso ed ha intrattenuto la platea con un lungo discorso sui cambiamenti climatici, rilanciando la sfida tra Uomo e Natura che rappresenta il leit-motiv di The Revenant e che l’ha visto indossare i panni di un sopravvissuto alle insidie naturali a quasi vent’anni di distanza da quel celeberrimo iceberg che fece affondare il suo Titanic, lanciandolo nell’olimpo hollywoodiano e appiccandogli quell’etichetta di bravo ragazzo che sarebbe riuscito a scucirsi di dosso solo dopo lungo tempo.

Sul versante italiano, soddisfazione per l’Oscar conferito a Ennio Morricone che è apparso a tutti i presenti alla stregua di un premio alla carriera dedicato al più grande compositore della storia del cinema e ad un’infinita serie di colonne sonore che continuano ad animare l’immaginario di cellulosa da oltre 40 anni.

Spotlight si è aggiudicato il premio per il miglior film, mentre Alejandro Gonzalez Inarritu, regista di The Revenant, ha ricevuto la statuetta per la miglior regia, suggellando così una lunga carriera, iniziata con quel piccolo capolavoro di Amores Perros e proseguita con una lunga serie di premi e nomination che hanno reso l’autore messicano un abituè del Red Carpet.

Per una volta offuscate dall’impatto mediatico dell’attore protagonista, le statuette conferite al miglior film e alla miglio regia sono apparse una sorta di gigantesco antipasto per un evento mai così atteso e mediaticamente rilevante come l’incoronazione di Di Caprio e per l’esclusione di Leo da quel novero di grandi attori (da Cary Grant ad Harrison Ford) perennemente beffati sul filo di lana dalla giuria e perennemente rimpianti da ingenti proteste popolari.

 

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