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Salute e Benessere
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Cibi globalizzati sempre più a rischio: come difendersi dai pericoli alimentari

31 Marzo 2015
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Cibi globalizzati sempre più a rischio: come difendersi dai pericoli alimentari

Fin dalle primissime fasi della nostra infanzia, quando siamo portati a credere che il cibo venga magicamente catapultato sulle nostre tavole a partire da nuvole benevole, veniamo istruiti sul fatto che milioni di persone muoiono ogni anno in base a carenze alimentari e almeno altrettante a causa dell’estremo opposto, rappresentato da eccessi e abusi di varia natura.

Ciò che risulta essere più oscuro e meno noto, riguarda invece le modalità che portano ogni anno circa due milioni di esseri umani a morire per via di cibo poco sicuro, prodotto attraverso sistemi di lavorazione “globalizzati”, nei quali l’attenzione rivolta alla potenziale presenza di virus, batteri e minacce per l’organismo umano è venuta meno in favore di una logica del profitto all’interno della quale l’abbattimento dei costi risulta prioritario.

Nel rendere nota la triste evidenza alimentare, l’Oms ha individuato circa 200 differenti minacce che potrebbero annidarsi nel cibo che giunge quotidianamente sulle nostre tavole e che potrebbero sfociare nell’insorgenza di altrettante patologie in grado di debilitare il nostro apparato digerente, indebolire il sistema immunitario e tradursi in una fine prematura della nostra avventura su questo Pianeta.

La mancanza di norme igieniche legata alla diffusissima logica dell’importazione alimentare low cost, operata da paesi dove gli standard produttivi sono talmente bassi da rasentare l’asfalto, sarebbe infatti alla base dello sviluppo di un’infinità di disturbi fisici che possono spaziare da una comune e banalissima diarrea alla genesi di alcune forme tumorali localizzate all’apparato digerente, secondo uno schema che vede i fattori di rischio moltiplicarsi con la perdita di una produttività alimentare a “chilometri zero” e con il tradizionale rapporto tra produttore e consumatore.

Di fronte ad un’emergenza sanitaria dalle proporzioni enormi, l’Oms ha fornito un rapido breviario utile ad alleviare l’incidenza del fenomeno e dei potenziali rischi connessi con il cibo non sicuro: innanzitutto è opportuno lavarsi sempre le mani prima di maneggiare il cibo, per scongiurare interferenze batteriche nel processo produttivo.

In seconda istanza, è buona norma conservare i cibi crudi e quelli cotti in recipienti separati, onde evitare pericolose contaminazioni; attenzione poi a date di scadenze alimentari e alla tipologia di acqua impiegata in fase di lavaggio e di cottura del cibo.

Una particolare attenzione alla temperatura, tanto di conservazione quanto di cottura degli alimenti, può infine evitare la proliferazione batterica e virale e contribuire a mantenere il più possibile gli alimenti freschi e intonsi, quasi come se fossero appena precipitati sulle nostre tavole da nuvole benigne, ubicate in qualche cielo troppo distante dal nostro per poter essere sufficientemente monitorato.

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