
La storia della medicina moderna è percorsa da una continua rincorsa alla “panacea di tutti i mali” che si riverbera nella continua immissione di nuovi prodotti sul mercato, generalmente presentati come autentiche meraviglie della scienza e generalmente destinati (dopo un’analisi meno superficiale) a rivelarsi si più dannosi di quel male primordiale che si intendeva debellare.
Capita così che a soli tre anni di distanza dal sommo gaudio provato da buona parte della comunità medica per la diffusione delle e-cig, si scopre che la variante elettronica delle tradizionali sigarette, non solo non è minimamente riuscita nel suo intento di arginare il tabagismo, ma che addirittura i prodotti da svapo potrebbero essere persino più nocivi delle “bionde” tradizionali.
Una ricerca condotta dalla Portland State University ha infatti ipotizzato che le e-cig possano essere fino a quindici volte più cancerogene delle normali sigarette, a causa di un contenuto di formaldeide enormemente superiore e della conseguente capacità della sostanza di produrre ingenti mutazioni genetiche poi destinate a sfociare nella genesi potenziale di altrettante masse tumorali.
Lo studio, pubblicato sul New Engalnd Journal of Medicine, ha preso in esame il carico effettivo di sostanze tossiche che si generano nel momento della vaporizzazione del liquido contenuto nelle e-cig attualmente in commercio, mettendo i risultati ottenuti in comparazione con quanto avviene invece all’interno dei prodotti da combustione classici.
Studiando quanto avveniva all’interno di un modello polmonare, ideato per replicare i processi che avvengono nelle nostre vie respiratorie quando fumiamo o inaliamo sostanze vaporizzate, i ricercatori americani hanno potuto constatare una presenza di formaldeide sprigionata dalle sigarette elettroniche (circa 14 milligrammi durante una sessione di inalazione) sufficiente per poter istituire una proporzione in grado di rendere le e-cig molto più pericolose delle sigarette comuni.
Ovviamente lo studio è stato accolto da un’ondata di polemiche che ha portato gli entusiasti delle sigarette elettroniche ad accusare ricercatori di aver alterato i risultati del test mediante il ricorso ad un voltaggio e a temperature nettamente superiori a quelle previste dal consueto utilizzo quotidiano delle e-cig.
Non conoscendo in questa sede la reale attendibilità dell’esperimento ci limitiamo ad un laconico punto di domanda nel titolo e ad un altro punto interrogativo, molto più marcato, sulla reale necessità di rincorrere continuamente presunte panacee poi destinate a tornare nel dimenticatoio, una volta prodotti danni ulteriori alla salute umana.
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