
Per quanto nell’immaginario collettivo la parola “cancro†venga associata ad una patologia, tanto generica quanto misteriosa, in grado di incarnare le nostre più ataviche paure, non tutti i tumori procedono secondo gli stessi schemi di crescita e non tutti i tumori rispondono, purtroppo, alle medesime soluzioni terapeutiche.
Fatta eccezione per le drammatiche neoplasie al pancreas, il tumore ai polmoni risulta oggi una delle forme di cancro più difficili da debellare, a causa di un’intrinseca difficoltà diagnostica presente nelle prime fasi e di una scarsa risposta ai farmaci chemioterapici impiegati per combattere la patologia a seguito dell’intervento chirurgico.
Dal recente congresso europeo sul cancro, in corso di svolgimento a Vienna, sono stati tuttavia presentati i risultati relativi all’ideazione di due nuove molecole che paiono essere molto più efficaci di quelle impiegate fino ad oggi e che si ripromettono di aumentare il coefficiente di riduzione medio per le masse tumorali dal 24% attuale ad un incoraggiante 41%.
Le due molecole in questione, denominate nab-paclitaxel e nivomulab, si trovano ad essere, rispettivamente, un nano-farmaco finalizzato alla regressione delle masse tumoralie un medicinale chemioterapico finalizzato ad aumentare sopravvivenza e aspettativa di vita nei pazienti in cui il cancro al polmone si trova già in fase avanzata, se non addirittura terminale.
A seguito di una prima incoraggiante sperimentazione, i cui dati sono stati esposti nello studio internazionale “Aboundâ€, il nano-farmaco approderà ora in Italia, paese dal quale partirà una nuova sperimentazione su larga scala in grado di sancirne la definitiva efficacia e di portare lil nuovo ritrovato a sostituirsi gradualmente alle terapie fino ad ora impiegate nella lotta al tumore al polmone.
Servirà infatti un nuovo test in grado di confermare i benefici dei due farmaci per un campione di pazienti nettamente superiore a quello (pari a 300 soggetti) impiegato nella fase sperimentale e per ricondurre lentamente il tumore al polmone nella schiera di quel generico “cancro†che incarna le nostre profonde paure e che si appresta sempre più a configurarsi come un’unica patologia in grado di rispondere a cure univoche.
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