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Salute e Benessere
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L’Alcol in gravidanza è nocivo anche in piccole quantità

10 Settembre 2015
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L’Alcol in gravidanza è nocivo anche in piccole quantità

Probabilmente, se la Natura avesse deciso di affidare l’onere della gravidanza al genere maschile, la razza umana si sarebbe estinta nel momento stesso in cui gli aspiranti gestanti si sarebbero trovati costretti a rinunciare ad alcol, sigarette e leccornie per nove interminabili mesi e a vedere così la loro forza di volontà messa alla prova da un tipo di istinto che, non a caso, viene definito materno.

Per quanto si trovino per loro natura maggiormente disposte verso rinunce e sacrifici prenatali anche le donne possono tuttavia cadere vittime di quella tentazione che le porta a sorseggiare un buon bicchiere di vino ogni tanto, nella convinzione (fino a poco fa avallata dall’intera classe medica) che minuscole quantità di alcol non potranno certo nuocere al feto.

Purtroppo, una recente ricerca coordinata dalla ricercatrice dell’Istituto superiore di sanità, Simona Pichini, ha fugato anche i dubbi residui e mostrato come anche l’ingestione di piccole quantità di alcol possa favorire l’insorgenza di quella celebre sindrome feto-acolica che si riverbera in modo fatale sulle condizioni del nascituro.

Lo studio, recentemente presentato in occasione dellaGiornata Mondiale della sindrome feto-acolica (ieri 9 settembre) ha preso in esame lo stato di salute di 168 coppi mamma-bambino, scoprendo che, coloro che avevano assunto anche modeste dosi dosi di alcol in gravidanza avevano dato origine alla sopracitata sindrome e che minuscole particelle alcoliche avevano intaccato il feto fino a lasciare tracce nelle feci del neonato e in quella particolare sostanza, definita meconio, attraverso la quale il neonato espelle quanto assorbito nel grembo materno.

Oltre a lasciare evidenti tracce del suo passaggio nell’organismo del neonato, l’alcol può condurre in direzione di numerose malformazioni infantili e dare origine a quel complesso sistema di disturbi cognitivi e di apprendimento che prende il nome di FASD (Fetal alcohol spectrum disorders) e che vede ogni anno la salute di migliaia di bambini messa a dura prova dagli errori materni.

Ovviamente, l’unico modo certo di prevenire l’insorgenza dei FASD è rappresentato dalla totale astinenza dall’alcol per i nove mesi interessati e, a tal proposito, lo studio italiano pubblicato sul Clinical Chemistry and Laboratory Medicine è stato utilizzato come ulteriore deterrente all’interno della campagna denominata “Too young to drink” (Troppo giovane per bere), attraverso la quale le istituzioni sanitarie mondiali si propongono di arginare il fenomeno spiegando nel dettaglio alle future mamme quali rischi corrono i loro figli in caso di consumo di sostanze alcoliche.

Pare dunque che la deroga, piuttosto in voga fino a qualche decennio fa, concernente il consumo di alcol in gravidanza sia venuta a cadere e che la aspiranti mamme dovranno ricorrere alla loro forza di volontà e a quel particolare istinto che consente il tramandarsi di una specie fortunatamente affidata alle cure del Gentil Sesso dai piani della natura.

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