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Salute e Benessere
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Pillola dei cinque giorni dopo, resta l’obbligo di ricetta

30 Gennaio 2015
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Pillola dei cinque giorni dopo, resta l’obbligo di ricetta

Una delle grandi fortune della Politica (intesa come struttura partitica nel suo complesso) deriva dalla  sua camaleontica capacità di farsi paladina di temi etici e di cavalcare battaglie civili a seconda delle esigenze; persino quando i temi dibattuti, in realtà, di etico  hanno gran poco e le battaglie combattute non sono poi tanto civili.

Sfuggono, ad esempio, in questa sede le necessità che hanno portato i membri degli opposti schieramenti a discutere sull’esigenza di revocare l’obbligo di prescrizione medica relativo alla pillola dei 5 giorni dopo, dal momento che l’impiego del farmaco non è mai stato in discussione e che la questione ruotava (e ruota) intorno all’opportunità di incentivare l’utilizzo di un farmaco non privo di effetti collaterali in chiave contraccettiva.

Il lungo braccio di ferro partitico ha condotto l’Aifa e la Commissione tecnico scientifica (Cts) in direzione di unarapido cambio di marcia sulle intenzioni dichiarate e verso la decisione di mantenere invariata la norma vigente che consente l’accesso ai farmaci a base di ulipristal solo dopo un avvenuto consulto medico.

Per chi non lo sapesse, la pillola dei 5 giorni dopo non è considerato un farmaco di tipo abortivo, dal momento che basa la sua azione su un’interruzione dell’ovulazione e non sulla soppressione di un embrione; tuttavia, risulta poco corretto inserire la categoria farmaceutica all’interno delle comuni misure di tipo contraccettivo, essendo il medicinale basato su un elevato dosaggio ormonale, ben più invasivo della comune pillola anticoncezionale o di altre misure impiegate per impedire il concepimento.

Oltre la facciata delle diatribe parlamentari, la questione è piuttosto complessa e di difficile soluzione:consentire l’accesso al farmaco in assenza di prescrizione medica comporterebbe sicuramente unaccorciamento dei tempi necessari a mettere in atto le misure per impedire lo sviluppo di una gravidanza, ma, d’altro canto, l‘assimilazione del medicinale ai cosiddetti “farmaci da banco”potrebbe favorire l’abbandono delle normali precauzioni, in virtù di una soluzione a posteriori dall’accesso fin troppo agevole.

Qualunque dei due punti di vista i decida di adottare, le soluzioni proposte sono entrambe ricche di pericoli e di problematiche di tipo squisitamente pratico; ben lontane da quella sfera “etica” all’interno della quale le segreterie di partito vorrebbero ricondurre tutte le questioni, a seconda delle particolari esigenze del momento.

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