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Scienza e Tecnologia
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Apple: ricavi in calo dopo 13 anni di ascesa, male iPhone

27 Aprile 2016
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Apple: ricavi in calo dopo 13 anni di ascesa, male iPhone

Se il lancio di iPhone 6s e iPhone 6 Plus ha scaldato il cuore dei mercati cinesi, sempre pronti a gettarsi a capofitto su novità tecnologiche e status symbols, pare che il calore iniziale sia durato meno di un’estate in Alaska e che l’atteso comparto orientale abbia bruscamente rallentato dopo pochi mesi, trascinando Apple in direzione del primo calo registrato negli ultimi 13 anni.

La continua ascesa sui mercati e gli annuali aumenti nel fatturato dell’azienda di Cupertino hanno infatti subito la prima battuta d’arresto dall’anno di grazia 2003 e condotto Apple a guardare con scarso entusiasmo la sintesi trimestrale relativa ai ricavi fiscali, data la presenza di un segno meno davanti ad un cospicuo 22%.

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Tradotto in moneta sonante, Apple ha ricavato nel corso trimestre “solo” un utile netto pari a 10,5 miliardi di dollari, inferiore del 22% rispetto a quello fatto registrare nel periodo di riferimento del 2015 e trascinando così il suo titolo in borsa a picco, con perdite istantanee in grado di sfiorare l’8% in poche ore.

Ad influire sul calo di ricavi di quella che rimane comunque l’azienda più ricca al mondo è stata appunto la brusca frenata nelle vendite di iPhone, per la prima volta in calo dal 2007, e il mancato exploit sul mercato cinese, dove il marchio preventiva di bissare il successo ottenuto con iPhone 6, senza tuttavia riuscire neanche lontanamente a riprodurre le stesse cifre e gli stessi dati di vendita.

A livello globale, sono stati venduti ben 10 milioni di dispositivi in meno rispetto allo stesso trimestre del 2015, con un totale pari a 51,19 milioni di iPhone venduti, contro gli oltre 61 milioni del 2015, con un calo stimato nella non lusinghiera soglia del 16% complessivo.

In attesa di assistere alle contromosse di Apple, è forse opportuno che il marchio di Cupertino torni a ragionare in modo globale e dimentichi un po’ quel mercato cinese che si è posto alla stregua di un’autentica ossessione nel corso degli ultimi anni e che si è rivelato, alla lunga, ingannevole ed effimero almeno quanto una stagione estiva in Alaska.

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