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Facebook e lo strano caso delle vignette di Charlie Hebdo censurate

29 Gennaio 2015
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Facebook e lo strano caso delle vignette di Charlie Hebdo censurate

Le ondate emotive che seguono alle grandi tragedie internazionali sono spesso talmente estese ed incotrollate da riuscire a trasformare in paladini della libertà anche persone che di fatto non lo sono mai state e a rendere “Charlie Hebdo” persino coloro che non hanno mai sfogliato una singola copia del giornale e che, se solo lo avessero fatto, avrebbero probabilmente chiamato lo polizia, i vigili del fuoco, un’ambulanza, il curato del quartiere e i ghostbusters dopo pochi minuti.

Capita così che nel novero degli aspiranti Charlie sia finito anche Mark Zuckerberg, fiero difensore della libertà di satira e dell’espressione umana in tutte le sue forme, almeno fino a quando le elezioni Grecia non hanno spostato l’attenzione delle telecamere mondiali dal palcoscenico insanguinato di Parigi.

Facebook ha infatti deciso di assecondare le richieste del governo turco, che chiedeva la rimozione dal sito di tutte le vignette raffiguranti il profeta Maometto,comprese (naturalmente) quelle pubblicate da Charlie Hebdo e finite nel mirino di sedicenti difensori della fede e di altrettanti martiri dell’ultima ora.

Se da un punto di vista strettamente “tecnico” la vicenda non appare poi tanto sensazionale, dal momento cheZuckerberg non ha fatto altro che adeguarsi all’ingiunzione di un tribunale di Ankara, a suscitare un minimo di perplessità sono le dichiarazioni pronunciate dal sommo dirigente di Facebook nei giorni precedenti all’improvvisa autocensura del social network; solo poche ore prima, infatti, ilsignor Zuckerberg si dichiarava profondamente turbato dalla strage di Parigi e non disposto ad intraprendere una trattativa con chiunque intendesse apportare una qualunque forma di censura ai contenuti satirici presenti sul proprio sito.

A più riprese, Zuckerberg aveva invocato la libertà di espressione per legittimare la presenza di immagini e post palesemente sgraditi da vari governi vicini all’Islam e a gran voce aveva allontanato l’ipotesi di dover incorrere in una sorta di censura mascherata per “mondare” il social ntetwork dagli “immondi” contenuti.

Premesso che Mark Zuckerberg è ovviamente libero di fare l’utilizzo che ritiene più opportuno di tutto quanto viene quotidianamente immesso sul sito di sua proprietà, in questa sede non si discutono le motivazioni commerciali messe in campo dall’azienda, quanto la ridicola portata di quelle immense ondate emotive che ci fanno per un attimo perdere di vista la nostra vera natura e i nostri veri interessi, trasformandoci tutti in maldestri Charlie Hebdo, fino a quando la luce della telecamera resta puntata su di noi.