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Facebook: rimuovere una collega dagli amici è mobbing

30 Settembre 2015
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Facebook: rimuovere una collega dagli amici è mobbing

In linea del tutto teorica, il rapporto che intercorre tra datore di lavoro e dipendenti dovrebbe rimanere confinato ad una sana e proficua collaborazione e al perenne rispetto umano tra le due parti, di modo che il ricorso al reato di “mobbing” si dovrebbe configurare (sempre in teoria) alla stregua di un’extrema ratio, alla quale ricorrere in caso in cui il rispetto e la dignità dei lavoratori vengano palesemente calpestatei da comportamenti inopportuni.

Se l’introduzione di sanzioni legate la mobbing è per tanto cosa buona e giusta, laddove il rispetto viene meno, la rincorsa all’ideale del “politically correct” a tutti i costi sta producendo una serie di applicazioni della legge ridicole ed abnormi, come quella che ha portato alla condanna di una titolare di agenzia immobiliare per aver rimosso dagli “amici” di Facebook una sua collega.

L’assurdo episodio si è verificato in Australia e ha visto per protagonista tale Lisa Bird, responsabile di un’agenzia immobiliare e rea di aver rimosso la collega Rachel Roberts dal novero delle sue preziosissime virtuali e di averle così impedito la visione di contenuti sicuramente indispensabili alla sopravvivenza dell’ex-amica sul pianeta Terra.

A seguito di una discussione incentrata sulla corretta strategia di marketing da seguire per pubblicizzare le case in vendita, le due avrebbero avuto un battibecco che ha portato la Bird a rimuovere la Robersts dalle amicizie di Facebook e la “vittima” a rivolgersi presso un apposito tribunale del lavoro, ritenendo il gesto alla stregua di una violenza perpetrata sul posto di lavoro.

Con somma sorpresa della titolare, la Fair Work Commission (equivalente oceanico dei nostri tribunali del lavoro) ha dato ragione alla parte lesa, spiegando nella sentenza che l’azione denotava mancanza di maturità emotiva e la presenza di un comportamento irragionevole, tale da venireassimilato al mobbing e condurre in direzione di un risarcimento per violazione dei diritti dei lavoratori.

Premesso che, non trovandoci in possesso dello storico delle relazioni intercorse tra la Bird e la Roberts ci risulta impossibile appurare se tra le due intercorresse un rapporto professionale all’insegna di mobbing e frustrazione, non è sicuramente (e non può essere) al rimozione di un’amicizia da Facebook causa sufficiente a provocare una condanna, dal momento che l’azione, per quanto infantile, risulta più che legittima e che nessuno si trova obbligato per legge a condividere i propri contatti e le proprie fotografie con colleghi, amici , parenti o vicini di casa.

Con la speranza che la sentenza non faccia epigoni ad altre latitudini del globo, non resta che constatare come quei diritti dei lavoratori, un tempo ritenuti sacrali, vengano ormai infangati non solo dalle loro sporadiche violazioni, ma dalla pretesa infantile di ricondurre tutto ad un ambito ”politically correct” in cui si scambia la sana collaborazione per il suo surrogato virtuale.

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