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Hacker viola aerei in volo: arrestato dall’Fbi

19 maggio 2015
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Hacker viola aerei in volo: arrestato dall’Fbi

L’11 Settembre 2001 ha rappresentato il punto di non ritorno per una civiltà occidentale alle prese con gli spettri che aveva, in larga parte, contribuito a creare e per milioni di cittadini ormai divenuti ampiamente vulnerabili ogni volta che si trovavano costretti a spostarsi per motivi di lavoro o personali.

A seguito di un decennio abbondante contraddistinto da un implemento di sicurezza aeroportuale tale da scongiurare il ripetersi dei tragici eventi, una nuova minaccia pare stagliarsi all’orizzonte e definire nuovi parametri legati al terrore in volo, in corrispondenza con l’avvento di un’era contraddistinta dal cosiddetto “internet delle cose”.

L’esperto di cybersicurezza Chris Roberts è infatti riuscito, stando a quanto sostiene, ad hackerare per oltre venti volte i computers di alcuni aerei passeggeri e a prendere il controllo dei velivoli in questione senza nemmeno il fastidio di doversi alzare dal suo sedile e di tentare una manovra di sfondamento in cabina di pilotaggio, dopo aver opportunamente terrorizzato gli altri passeggeri.

Tramite sofisticate tecniche di hacking, Chris Roberts sarebbe infatti riuscito a trasportare la giurisdizione dei motori degli aerei sui quali stava viaggiando sotto il proprio dominio e a pilotare i velivoli digitando una serie di semplici comandi sul proprio pc (ad esempio “Clb” per spingere l’aereo a prendere quota), ormai divenuto alla stregua di un dispositivo in modalità remota, come avviene per i droni.

Dopo essersi vantato pubblicamente delle sue imprese tramite Twitter, Roberts si trova ora sotto inchiesta da parte dell’Fbi, la quale ha messo il vanitoso hacker sotto arresto e pare intenzionata a chiedere la sua metaforica testa, come spesso accade quando qualcuno si addentra in quel campo minato a Stelle e Strisce legato alla sicurezza pubblica, soprattutto se trasferita su un versante aereo.

Alcuni esperti di sistemi informatici tuttavia tendono a minimizzare l’accaduto parlando di semplice “bravata” o di opera impossibile, ritenendo che le interferenze informatiche generate dall’azione di Roberts non fossero effettivamente in grado di dirottare gli aerei, ma al massimo, di mandare in tilt il sistema computerizzato di pilotaggio.

Comunque sia destinata a concludersi la vicenda di Chris Robetrts, la sola idea che qualcuno possa dirottare un aereo mediante l’uso di un pc appare piuttosto inquietante e potrebbe un giorno portare a ripensare da zero la presenza di dispositivi connessi in Rete nella nostra quotidianità, quasi come se la bravata dell’hacker americano segnasse un punto di non ritorno per la nascente civiltà dei computers.

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