
Sfogliando le cronache di un quotidiano qualsiasi durante queste convulse giornate afflitte dagli ennesimi scandali, la sola idea di associare il nostro Paese con il sostantivo “sicurezza” appare alquanto paradossale e l’unica cosa della quale possiamo dirci sicuri consiste proprio in quella mancanza di certezze che ci fa dubitare di prospettive reali da qui al 2024, anno presunto delle presunte Olimpiadi di Roma.
Uscendo un po’ da uffici pubblici e rotocalchi vari, si riesce tuttavia ad trovare qualche piccolo sprazzo di Italia all’avanguardia e in grado di stupire il mondo per la propria vena creativa, come quella che è stata recentemente incoronata dal colosso informatico Ibm per la sua capacità di dare vita a softwares non solo efficienti, ma stranamente sicuri.
A ricevere il premio annuale istituito da Ibm sono stati l’Università di Pisa e la Fondazione Promostudi La Spezia che si sono aggiudicate lo Shared University Grant, consistente in un premio pari a 20 mila dollari, per una lunga serie di ricerche svolte in ambito di sicurezza informatica che hanno proiettato l’ateneo toscano e la fondazione ligure nostrana nell’olimpo delle università mondiali.
Nel dettaglio, la ricerca ha affrontato il tema della sicurezza connessa con i sistemi Ict (Information and Communication Technology) da una prospettiva interna, volta a generare strumenti inerenti ai sistemi stessi in grado di monitorare la presenza di attacchi esterni e di ottimizzare le difese a fronte di possibili minacce all’integrità di sistema.
Tradotto in un linguaggio un po’ meno duepuntozero, mentre gli attuali sistemi informatici vengono creati senza la possibilità di riconoscere ed eliminare possibili minacce alla loro sicurezza, se non a posteriori, la ricerca italiana mira a sviluppare delle componenti aggiuntive del sistema che lo rendano sicuro durante la sua stessa creazione e senza il bisogno di un intervento esterno volto ad eliminare lacune, buchi o fonti di potenziali attacchi.
Il team di ricerca guidato dal professor Fabrizio Baiardi e dall’ingegner Marcello Montecucco ha per tanto aperto la strada ad un futuro prossimo nel quale i sistemi informatici potrebbero essere completamente sicuri prima della loro ultimazione e prima che l’utente finale si accorga a sue spese della fallacità del prodotto informatico che sta utilizzando.
L’Università di Pisa e la Fondazione Promostudi hareso noto che investirà i 20 mila euro del premio di Ibm saranno destinati a borse di studio per tutti i neolaureati che intendono collaborare al progetto, aprendo così le porte ad un cospicuo numero di giovani ingengneri desiderosi di cimentarsi con le problematiche realtive alla sicurezza infromatica e anche questa è sicuramente una notizia piuttosto inconsueta e perfino sorprendente per le cronache che narrano prenennemente di un’Italia stretta tra sprechi e malaffare.
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