Scienza e Tecnologia
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L’uso delle emoji rivela la nostra personalità?

19 gennaio 2017
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L’uso delle emoji rivela la nostra personalità?

Fina dia primi graffiti apparsi all’interno di una grotta ubicata nel più remoto angolo della Terra, l’essere umano ha rivelato una tendenza al simbolismo che lo ha portato, nel corso dei millenni, ad affinare le sue capacità espressive con l’intento di affidare una complessa gamma emotiva ad una serie di icone immediatamente riconoscibili e immediatamente percepibili dal fruitore come spia di un concetto astratto altrimenti difficile da esprimere o definire per intero.

Punto di approdo del processo simbolico, le emoji sono ormai entrate nell’immaginario comune, alla stregua di stereotipi sentimentali, tanto da soppiantare spesso il ricorso alla parola scritta e da produrre conseguenze devastati sul nostro vocabolario condiviso, trasformato fino al punto di concedere pari dignità alle emoticon di quanta fino ad ora veniva riservata solo ai vocaboli codificati, sia a livello sintattico che a livello semantico,.

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Con l’intento di chiarire fino in fondo la natura del fenomeno, alcuni studiosi facenti capo all’università inglese di Edge Hill hanno svolto una lunga indagine sull’universo delle emoji, portando alla luce la scoperta di fenomeni psicologici latenti che andrebbero a rivelare e (in parte) a trasformare la percezione che abbiamo dell’altro proprio sulla base del ricorso o del mancato ricorso a particolari categorie di emoticon.

Dalla ricerca pubblicata su Trends in Cognitive Science è infatti emerso che la combinazione tra parole scritte ed emoticon riesce a fornire al ricevente un quadro abbastanza esaustivo della personalità di chi scrive e che il ricorso alle faccine gialle produce un impatto emotivo simile a quello connesso con l’utilizzo delle mani e delle espressioni facciali nel corso di una conversazione orale.

In sostanza, secondo i ricercatori britannici, l’impiego degli emoticon risulterebbe pienamente paragonabile, a livello psicologico, all’atto di gesticolare o (ad esempio) di storcere il naso durante un dialogo e porterebbe così il cervello umano ad attivare gli stessi meccanismi di riconoscimento che ci portano a denotare una persona come schizzinosa, sincera, irritabile o affettuosa sulla base della percezione che abbiamo del suo corpo mentre ci troviamo intenti a discutere con lei.

Tassello embrionale di un mondo ancora tutto da esplorare, la ricerca svela quindi come dietro al processo di elaborazione delle emoji vi sia un complesso lavoro di stilizzazione e di idealizzazione, iniziato in qualche caverna migliaia di anni fare raffinato fino al punto di ingannare il cervello umano e di conferirgli al percezione di un’autentica conversazione in atto.

 

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