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Ocean Spirals: in arrivo città sottomarine entro il 2030?

25 novembre 2014
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Ocean Spirals: in arrivo città sottomarine entro il 2030?

Da quando i primi esseri umani si sono resi conto che sostare in un determinato luogo (Mesopotamia in particolare) poteva arrecare molti più vantaggi alla primordiale economia, rispetto alla pratica del vagare senza meta per i deserti di mezzo mondo, ha avuto origine un conflitto interminabile tra tutte le civiltà apparse sulla Terra per aggiudicarsi i terreni più fertili e le aree geografiche migliori, Mesopotamia in particolare.

E se un giorno decidessimo di abbandonare la tanto contesa terra per trasferirci tutti sotto il livello del mare, potendo godere delle medesime comodità abitative e dei medesimi servizi che regolano la nostra esistenza in superficie?

La domanda se l’è recentemente posta l’azienda giapponese Shimuzu Croporation che, dopo una lunga e attenta analisi, ha deciso che la cosa era più che fattibile e ha dato vita ad un progetto denominato Ocen Spirals che vedrà la luce (in senso metaforico) intorno alla “data zero” fissata in corrispondenza dell’anno 2030.

La possibilità di costruire città sottomarine effettivamente abitate si basa sulla creazione di gigantesche strutture sferiche collocate all’estremità di una spirale, che consentiranno ai loro abitanti, la possibilità di condurre un’esistenza simile a quella degli anfibi, trovandosi le Ocean Spirals in grado di immergersi ed emergere a piacimento nelle profondità dei fondali oceanici in base alle specifiche esigenze meteorologiche.

Ogni singola unità abitativa galleggiante, la cui capienza è stimata intorno ai 5000 individui, potrà infatti sfruttare l’insolito meccanismo per porsi al riparo, ad esempio, da un terremoto o da un’onda anomala, andando ad immergersi fino a 3 o 4 km di profondità per poi tornare a galleggiare una volta passata la tempesta.

Oltre al versante legato alle catastrofi naturali e ai capricci legati alla volontà della Natura, la soluzione potrebbe offrire vantaggi da un punto di vista energetico, essendo munite le case-spirali di particolari dispositivi in grado di sfruttare le differenze di temperatura e pressione tra le acque presenti in superficie e quelle poste in profondità per garantire il necessario approvvigionamento alle strutture durante le fasi di immersione, senza il ricorso alle fonti tradizionali.

Gli ingegneri nipponici hanno inoltre previsto la possibilità di ancorare le strutture ad ulteriori edifici collocati sui fondali oceanici, all’interno del quale svolgere attività di ricerca finalizzata all’analisi dei minerali reperiti in fase di costruzione, andando così a formare un binomio tra la componente abitativa e ricreativa e quella che trova nelle migliaia di leghe sotto i mari il luogo d’elezione per la ricerca in ambito mineralogico.

Allo stato attuale delle cose, la costruzione delle sfere semoventi ideate da Shimuzu potrebbe avere un costo pari a 25 miliardi di dollari per ogni complesso residenziale (le cui dimensioni si aggirano intorno ai 500 metri di diametro), ma la cosa pare non scoraggiare affatto il colosso giapponese, già all’opera per vedere rispettata la lunghissima tabella di marcia corrispondente a tre lustri abbondanti.

Se l’idea riuscirà a vincere le prevedibili resistenze dell’inquilino medio, per il quale lo strano panorama potrebbe rappresentare fonte di numerosi mal di pancia, potremo dunque assistere al primo atto di un processo di colonizzazione dei mari da parte del genere umano, augurandoci che non ci ritrovi, un indomani, a litigare per qualche goccia d’acqua in più, con lo stesso ardore con cui si combattono guerre in Mesopotamia da oltre 5 mila anni.

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