Scienza e Tecnologia
1

Oculus condannata per violazione dei brevetti

3 febbraio 2017
844 Visualizzazioni
0 Commenti
3 minutes read
Oculus condannata per violazione dei brevetti

Il celeberrimo caso giudiziario che ha visto Apple denunciare Samsung per violazione dei brevetti ha mostrato come, in un mondo sempre più competitivo, le grandi aziende siano disposte a copiare e calpestare le altrui intuizioni pur di riuscire ad inserirsi in un mercato in grado di generare profitti tali da far apparire multe e risarcimenti alla stregua di un simpatico buffetto sulle spalle e in cui al consumatore interessa ormai solo qualità del prodotto e non le metodologie di ricerca attraverso le quali il dispositivo finale è stato generato.

Non stupisce più di tanto, dunque, che la società Oculus VR, acquistata da Marc Zuckerberg nel corso del 2014 abbia reputato la realizzazione di visori per la realtà virtuale prioritaria rispetto al rispetto di alcuni brevetti depositati dalla società ZeniMax, specializzata nella produzione di videogiochi e nota al grande pubblico per aver lanciato Doom in un’altra epoca geologica.

oculkusvr_emergeilfuturo

Stando a quanto sostiene una recentissima sentenza, Oculus avrebbe infatti violato il patto di riservatezza siglato dalla stessa ZeniMax con Facebook, al momento della loro effimera collaborazione, e si sarebbe così impadronita dell’altrui lavoro e dell’altrui tecnologia per dar vita a quel complesso sistema di visori per la realtà virtuale ormai assurto a standard produttivo globale.

Nel dettaglio, Oculus avrebbe messo le mani su alcuni brevetti depositati da ZeniMax in materia di gestione degli auricolari integrati sui visori e venuti in possesso della Facebook Inc solo per via di un accordo, ora terminato, che avrebbe dovuto vedere le due parti intente nel cercare una strada condivisa sul terreno della nascente tecnologia.

Tradotto in parole poverissime, qualche anno fa Facebbok aveva chiesto a ZeniMax l’aiuto per sviluppare degli embrionali visori per la realtà virtuale, ZeniMax aveva allora messo a disposizione dell’azienda di Zuckerberg alcuni brevetti relativi allo stato della loro ricerca, facendo siglare alla Facebook inc un patto di segretezza che è stato ampiamente calpestato nel momento stesso in cui il colosso di Palo Alto ha scaricato ZeniMax in favore di Oculus ed ha offerto al nuovo partner il frutto delle ricerche prodotte dai precedenti “soci”, nonostante l’impossibilità legale di mettere a disposizione materiale ancora coperto da brevetti e segreti.

Per questa ragione, Oculus dovrà risarcire ZeniMax con una cifra pari a 500 milioni id dollari; senza dubbio ingente, ma quasi nulla se paragonata ai probabili introiti della società derivanti da quell’assenza di etica professionale, ormai sacrificata da un mercato in cui l’importante è arrivare ad ogni costo.

 

Altri post che ti potrebbero interessare

Questo sito utilizza Cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione. Se vuoi sapere di più clicca su maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi