
Per quanto il telescopio della Nasa Kepler abbia già rivelato da mesi la presenza di pianeti ed esopianeti simili alla Terra, è stata necessaria la scoperta di un corpo quasi identico al nostro, l’ormai celeberrimo Kepler 452b, affinché l’attenzione mediatica si posasse sul fenomeno in atto e affinché il grande pubblico entrasse in contatto con una realtà parzialmente ignota e malamente divulgata.
Proprio come accade per le ciliegie, in cui una tira proverbialmente l’altra, ecco dunque che giorno dopo giorno si susseguono scoperte relative a nuovi pianeti simili la nostro, l’ultimo dei quali, ribattezzato senza troppa fantasia HD219134b, si trova tuttavia ad orbitare ad una distanza decisamente ridotta rispetto ai suoi omologhi, sebbene le similitudini con la Terra risultino meno evidenti rispetto a casa analoghi.
HD219134b si trova infatti ubicato ad una distanza di “soli” 21 anni luce da noi (Kepler 425b è ad oltre 1400 anni luce di distanza), possiede una circonferenza pari a 1,6 volte quella del pianeta Terra e vanta una composizione territoriale di tipo roccioso, in parte simile a quella che regola la composizione di monti e montagne sul nostro pianeta.
Le maggiori differenze risiedono tuttavia nel periodo di rotazione e nella temperatura media del pianeta, dal momento che HD219134b impiega solo tre giorni a ruotare introno alla sua stella di riferimento, nella costellazione di Cassiopea, e che la vicinanza con il corpo luminoso suggerisce la presenza di un calore in grado di portare ad escludere categoricamente la presenza di una qualunque forma di vita sul pianeta, composto per lo più di rocce fuse e vulcani attivi.
Più delle analogie con la Terra, ormai divenute il leit-motiv della divulgazione astronomica recente, a suscitare interesse nella nuova scoperta è appunto il fatto che sia risultato possibile scoprire, grazie alTelescopio Nazionale Galileo (TNG), un copro dotato di dimensioni non trascurabili ubicato ad una prossimità estrema rispetto al nostro punto di osservazione e fino ad ora ignoto.
Pare dunque che il rinnovato interesse per le vicende che si consumano lontano dalla Terra stia rapidamente producendo una serie di scoperte in grado di comporre prezzo per pezzo l’intera architettura dell’Universo e di offrirne un ritratto sempre più attendibile, i cui i nuovi avvistamenti si succedono ad una velocità fino ad ora sconosciuta, un po’ come accade per le ciliegie.
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