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Salute e Benessere
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Allarme trombosi con le nuove pillole anticoncezionali

29 Maggio 2015
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Allarme trombosi con le nuove pillole anticoncezionali

Numerosi scienziati e ricercatori hanno recentemente attaccato il sistema di divulgazione medica, ritenendolo responsabile del fallimento della ricerca scientifica, dal momento che la volontà di vedere i propri test pubblicati autorevoli riviste di settore (Nature, Plos One, Science) è ormai diventata preponderante rispetto all’effettiva riuscita degli esperimenti e che, quindi, il crescente desiderio di apparire ad ogni costo ha prodotto la genesi di pubblicazioni colme di esiti parziali o addirittura errati.

Se lo schema che prevede il compimento di test approssimativi può indurre in inganno numerose branchie di ricerca, quando si trasferisce l’assunto all’ambito della farmaceutica, il problema aumenta a dismisura, fino a produrre l’immissione sul mercato di prodotti non testati a sufficienza e potenzialmente pericolosi, non solo per l’”umano sapere”, ma per la salute dei milioni di consumatori a cui i medicinali sono rivolti.

La nuove pillole anticoncezionali di recentissima ideazione, ad esempio, sono stata sdoganate dalle autorità sanitarie con troppa fretta rispetto al numero di controlli auspicabili e pare che il loro utilizzo costante possa produrre nelle acquirenti numerose problematiche di salute legate alla comparsa di trombi e pericolosi coaguli di sangue.

A lanciare l’allarme è stato un recente studio condotto dalla Notthingham University che ha mostrato una correlazione, elaborata su base statistica, tra gli anticoncezionali di terza generazione e la comparsa di fenomeni a carico dell’apparto cardio vascolare che comprende un elevato rischio di tromboembolismo venoso, patologia a carico delle vene in grado di tradursi nella comparsa di embolia polmonare e di altre complicanze potenzialmente letali.

Secondo gli autori dello studio, che hanno analizzato un campione di donne di età compresa tra i 15 e i 49 anni pari a 10.500 unità, l’adozione dei nuovi principi farmaceutici in ambito anticoncezionale ha elevato la soglia di rischio connessa con il farmaco di oltre tre volte(precisamente, i fattori di rischio sono aumentati all’interno di una forbice compresa tra 3.6 a 4.3), andando ad aumentare in modo esponenziale i fattori di pericolo, tutt’altro che esigui, già presenti negli anticoncezionali di seconda generazione.

La ricerca pubblicata sul British Medical Journal mostra quindi le implicazioni di un’industria farmaceutica spesso svincolata dai dovuti controlli del caso e getta pericolosi dubbi sull’impiego dei moderni anticoncezionali, senza che ci sia dato di sapere, tuttavia, se anche lo studio in questione sia frutto di quella volontà di apparire sule riviste di settore a tutti costi, oppure no.

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