Salute e Benessere
1

Depressione, solo un Italiano su tre sceglie di curarsi

14 novembre 2016
393 Visualizzazioni
0 Commenti
3 minutes read
Depressione, solo un Italiano su tre sceglie di curarsi

A causa di una sciagurata politica messa in atto dalla case farmaceutiche nel corso degli anni’80, quando il Prozac veniva considerato alla stregua della panacea di tutti i mali, gli stati clinici associati alla depressione sono divenuti nell’immaginario collettivo alla stregua di una problematica incurabile o comunque preferibile rispetto a quel devastante spettro di effetti collaterali che hanno iniziato ad insorgere, non appena analisi più approfondite hanno mostrato la reale natura delle molecole impiegate per far fronte alla malattia.

Oltre ad un’assuefazione e ad un livello di dipendenza dagli antidepressivi spesso intollerabile, l’assunzione prolungata di fluoxetina, paroxetina o dei vecchi triciclici portava in dote infatti la comparsa di un quadro sintomatologico in grado di comprendere edemi cutanei, disturbi dell’umore superiori rispetto a quelli che avevano spinto il paziente verso al cura e fenomeni, come la discinesia tardiva, del tutto ignoti alla scienza medica prima della diffusione capillare del Prozac e dei suoi numerosi omologhi.

depressionecura_emergeilfuturo

Accantonata, fortunatamente, una fase della ricerca che ha prodotto l’immissione sul mercato di farmaci assolutamente insicuri e inefficaci a contrastare la depressione, il nuovo paradigma di ricerca mira a suddividere la patologia in una serie di “sottoinsiemi” e a cercare un approccio sempre più personalizzato alla malattia, proponendo ad ogni specifico paziente una differente soluzione ad un problema, che, in ultima istanza, può venire scatenato da cause di natura fisica oppure squisitamente psicologica e che non risulta per tanto curabile mediante il ricorso ad una pastiglia magica da ingerire prima di colazione.

Nonostante l’implemento messo in atto dalla ricerca psichiatrica e il volto umano mostrato nel corso degli ultimi anni da psichiatri e neurologici, pare comunque che il clima di diffidenza instauratosi nell’opinione pubblica permanga incontrastato e che un Italiano su tre rifiuti di curare la depressione insorta o fatichi a sottoporsi a quei controlli clinici in gradi di ricondurre i sintomi ad una diagnosi chiara ed univoca.

Nonostante recenti indagini abbiamo mostrato come la depressione riesca da incidere in modo negativo sulla qualità della vita dei pazienti in modo assoluto (seconda solo al cancro) e nonostante l’incidenza della patologia abbia ormai raggiunto picchi statistici abnormi, pare dunque che gli errori commessi dalle case farmaceutiche nel corso degli anni ’80 posseggano ancora un’eco immensa nell’opinione pubblica, portata sempre più a preferire il male alla sua cura.

 

Altri post che ti potrebbero interessare

Questo sito utilizza Cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione. Se vuoi sapere di più clicca su maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi