
Dando per assodato che chi si trova a godere di una posizione privilegiata sui mercati può permettersi di fare il bello e il cattivo tempo, imponendo alla concorrenza di adeguare i prezzi in base alla propria proposta, esistono dei settori merceologici talmente complessi e problematici da vanificare l’aurea regola del commercio e da imporre persino ad Apple una revisione complessiva dei cartellini, onde non trovarsi un giorno sommersa da giacenze e avanzi di magazzino del tutto imprevisti alla vigilia.
Se i primi iPad sono infatti andati a ruba, nonostante prezzi assolutamente esorbitanti e scarse potenzialità reali, dalle parti di Cupertino si inizia a pagare a caro prezzo (per contrappasso) la crisi senza fine del mercato dei tablet, ormai resi quasi superflui dall’avvento di smartphones extra-large, tra l’altro sdoganati proprio dalla stessa Apple tramite il rilascio del pionieristico iPhone 7.

Accade così che di fronte all’eventualità, poi non tanto remota, di assistere anno dopo anno alla comparsa di un segno meno davanti alle stime percentuali che accompagnano le vendite di iPad, Tim Cook e soci decidano di smettere di storcere il naso e di ammettere quella sconfitta parziale che risulta arginabile solo attraverso un’inversione di rotta relativa al prezzo finale del dispositivo.
Cercando di operare una lieve riduzione della capacità di storage rispetto ad una significativa riduzione del prezzo finale, Apple ha infatti annunciato di voler proporre il suo iPad 32 Gb ad un costo finale pari a 409 euro, portando la variante da 128 GB a 509 euro, andando a sacrificare il modello iPad Mini 2, solenne flop dell’azienda, ora rimpiazzato dal suo successore iPad Mini 4, anch’esso venduto al prezzo (quasi) abbordabile pari a 489 euro.
Confinati ai margini dell’evento ideato per promuovere iPhone 7 (product) Red, Apple Park e un nuovo novero di app, comprensivo di Clips, gli iPad paiono dunque configurarsi sempre più alla stregua di giacenze da sbolognare la miglior offerente, in barba a quel ruolo occupato da Apple sui mercati che dovrebbe imporre in bello e il cattivo tempo e che non contempla svendite o promozioni di sorta.
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