
Se l’ossessione per la privacy è divenuta ormai il leitmotiv di una società che condivide in Rete con cadenza quotidiana materiale privatissimo, ma teme al contempo che il suddetto materiale possa finire nelle proverbiali mani sbagliate, a gettare benzina sul fuoco dei timori e delle indignazioni vi è la triste evidenza in base alla quale i furti e gli attacchi hacker condotti ai danni dei colossi hi-tech vengono resi noti ai diretti interessati solo ad anni di distanza dalla violazione, quando i metaforici buoi hanno ormai già preso il largo e si sono diretti nei meandri del Deep Web.
Senza sapere se la notizia battuta dalle agenzie di stampa di tutto il mondo risulti tanto tardiva per via di occultamenti coatti o solo perché Yahoo! si è resa conto solo ora del danno subito, tutti i possessori di un account sull’ex-popolare servizio di ricerca ed e-mail si sono svegliati questa mattina scoprendo di trovarsi molto probabilmente coinvolti in quello che risulta essere il più grande furto di dati della breve storia di Internet, quantomeno in merito all’entità e alla mole dei dati sottratti.

Risalente al 2013, l’ingente opera di violazione su larga scala ha infatti interessato circa un miliardo di account, andando a coprire la quasi totalità dei profili allora presenti su Yahoo! e mostrandone una vulnerabilità assolutamente sconosciuta ad altre aziende di settore e perfino superiore a quella che aveva avuto la stessa Yahoo! per protagonista solo pochi mesi fa, quando un altro attacco hacker aveva fatto sprofondare le quotazioni e l’indice di gradimento del marchio pressoché sotto lo zero termico assoluto.
Stando a quanto riferito dagli inquirenti, il furto di dati avrebbe coinvolto indirizzi e-mail, date di nascita e nominativi di tutti gli iscritti al servizio di posta elettronica dell’azienda e si troverebbe così ad essere denso di materiale sensibile potenzialmente rivendibile sui mercati neri a chiunque sia interessato a condurre un’operazione di phishing estesissima o a violare l’interno delle suddette caselle e-mail.
Accolta con un’ulteriore crollo in borsa del titolo, la notizia pare così sancire la fine di Yahoo! e di quell’ossessione per la privacy che viene messa a dura prova non solo alle continue violazioni, ma anche e soprattutto dall’impossibilità di conoscere l’avvenuta violazione in tempi utili a provi rimedio.
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