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Bill Gates: i robot impiegati in ambiti lavorativi paghino le tasse

21 febbraio 2017
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Bill Gates: i robot impiegati in ambiti lavorativi paghino le tasse

Premesso che pagare le tasse non piace a nessuno (o quasi) e che i governati certo non smaniano per rendersi impopolari attraverso nuovi balzelli, ogni tanto la tassazione si rende necessaria per impedire il proliferare di comportamenti lavorativi e commerciali che potrebbero alla lunga riverberarsi sul tessuto sociale in modo molto più virulento di quanto non possa fare un balzello apposto come deterrente.

Mentre alcuni sociologi e antropologi dipingono con sempre maggior frequenza scenari occupazionali post-industriali costellati da automi e robot intenti a rubare i sempre più ambiti posti di lavoro agli esseri umani, Bill Gates, probabilmente il padre putativo della suddetta rivoluzione (o contro-rivoluzione che dir si voglia) ha recentemente partorito un’idea rivolta alla salvaguardia del genere umano, ipotizzando una tassazione per gli automi in ambito professionale del tutto paragonabile a quella che investe tradizionalmente, a caro prezzo, i dipendenti in carne ossa.

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Secondo il fondatore di Microsoft, il rischio che la mano d’opera, soprattutto a basso costo, venga sostituita da interi reparti automatizzati e da operai composti di transistors dovrebbe imporre ai governanti di tutto il mondo di apporre una tassazione apposita, finalizzata a rendere sconveniente la sostituzione e a proseguire con l’assunzione di persone fisiche, forse meno produttive, ma sicuramente più bisognose di ricoprire incarichi per i quali risultano perfettamente formate.

Oltre all’inevitabile effetto deterrente, la possibilità di tassare i comparti automatizzati in modo analogo a quelli occupati da dipendenti umani, consentirebbe, secondo Bill Gates, di impedire che una determinata azienda si avvantaggi sulla concorrenza proprio a partire da licenziamenti di massa, dato che disporre di mano d’opera non tassata consentirebbe di reinvestire le risorse in altri ambiti produttivi e finirebbe entro breve con l’incentivare la sostituzione della componente umana con quella robotica.

Al momento ancora ben lungi dal vedere effettiva luce, dato che solo il 5% dei reparti industriali nei paesi più avanzati si trovano occupati da robot e automi, la rivoluzione apocalittica paventata da sociologi e antropologi potrebbe dunque trovare un freno proprio dalla genesi di un sistema di tassazione ami come questa volta gradito da tutti i lavoratori e dagli imprenditori di tipo “classico” disseminati per il mondo.

 

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